Le relazioni familiari durante il periodo dell’allattamento

Nella ricerca in campo psicologico, l’allattamento (indipendentemente dalla modalità utilizzata, cioè al seno o al biberon) è descritto come un momento speciale, di forte intimità e come una situazione relazionale perfettamente orchestrata, che si compie per lo più inconsapevolmente. La prima fase della nutrizione, quando il bambino afferra il capezzolo o la tettarella per cominciare a succhiare, il genitore resta immobile, spesso non parla e non cambia posizione. In seguito quando l’iniziale stimolo della fame, intenso e vigoroso, diminuisce, il bambino comincia a rilassarsi e a guardarsi intorno (seconda fase della nutrizione). Il bisogno di mangiare non è più così urgente e il genitore percepisce che il figlio è pronto a guardare, ascoltare e toccare. L’adulto allora diventa più attivo; se il bambino è assonnato, cerca di stimolarlo, per esempio scuotendo leggermente il seno o il biberon, parlando o cullando dolcemente il piccolo. Nella terza fase, il bambino è al confine tra il continuare a succhiare e l’addormentarsi. Se il genitore sente che il piccolo può prendere ancora un po’ di latte, cercherà di modulare dolcemente il suo stato di vigilanza, senza rotture del ritmo brusche e improvvise.
La maggior parte delle ricerche in campo psicologico che si sono occupate delle prime fasi dello sviluppo infantile hanno preso in considerazione il ruolo della relazione precoce genitori-bambino, con particolare riferimento all’allattamento, per la crescita di una personalità sana.
Questi studi hanno messo in luce, oltre alle complesse competenze percettive e cognitive presenti nei bambini, anche le precoci capacità relazionali, sottolineando l’importanza degli scambi affettivi ed emotivi tra il piccolo e le persone che si prendono cura di lui.
In particolare, l’allattamento, può essere considerato un evento abbastanza comune, che si ripete diverse volte in una giornata e, se sperimentato costantemente dal bambino in un clima tranquillo, crea le basi per lo sviluppo di un Sé autonomo e scoraggia l’insorgenza di disturbi psicologici futuri.
Infatti, un genitore che riesce a comprendere i segnali di fame-sazietà di suo figlio non ancora completamente distinti nell’insieme di emozioni che caratterizza i primi mesi, può creare situazioni di intensa comprensione emotiva, che sono alla base delle capacità del bambino di differenziare i propri stati affettivi (come paura, gioia, rabbia) e i propri stati somatici (come sonno, fame, freddo).
È fondamentale, per lo sviluppo psicologico del bambino, che i genitori siano in grado di condividere e comprendere le sue emozioni, differenziando i propri stati d’animo (come rabbia e tristezza legati a situazioni della vita) da quelli sperimentati dal figlio (come agitazione dovuta alla fame e tranquillità dovuta alla sazietà). Questa speciale capacità dei genitori, inconsapevole, è fondamentale durante l’allattamento, che si presenta come una situazione estremamente piacevole sia per gli adulti che per i bambini.
Risulta fonte di estremo piacere, per il bambino, il contatto fisico e il senso di calore; per i genitori, la vicinanza emotiva e corporea con il figlio e la capacità di confortarlo e di fornirgli il nutrimento necessario per una buona crescita. In particolare, la ricerca psicologica sottolinea che i primi scambi visivi sono molto importanti: genitori e bambini, grazie al piacere reciproco sperimentato durante la situazione di allattamento, imparano a sintonizzarsi attraverso sguardi reciproci; inoltre, quando il bambino distoglie l’attenzione dalla suzione, gli adulti comprendono i vari bisogni del piccolo espressi in questo modo, come la stanchezza o il desiderio di una pausa.
Chiara Pannullo



















































