Differenze tra il latte materno e quello vaccino
Calcio e fosforo sono contenuti in misura minore nel latte materno, tuttavia la loro concentrazione fa sì che vengano assorbiti meglio che non nel latte vaccino.
Anche Sodio, Cloro e Potassio sono presenti in misura nettamente inferiore, avvantaggiando la funzionalità renale del neonato, che si troverebbe altrimenti costretto ad eliminare un eccesso di elettroliti (complessivamente il contenuto minerale è circa il 30% del corrispondente valore nel latte vaccino).
Il Ferro è presente in eguale scarsa concentrazione nei due tipi di latte, ma è maggiore in quello umano.
Il Rame, specie dopo i primi giorni di allattamento, è più abbondante nel latte di donna. Lo Zinco, minerale di primaria importanza, è presente in eguale misura nei due tipi di latte. Nel latte materno è invece maggiore il contenuto di iodio, importante per la funzionalità tiroidea e quindi per lo sviluppo fisico ed intellettivo del bambino. L’associazione di tutti questi minerali è importante per garantire l’ottimale funzionamento del metabolismo corporeo.
La vitamina D è scarsa in entrambi i tipi di latte.
La vitamina E è sufficiente nel latte materno, ma non in quello artificiale.
La vitamina K è insufficiente, ma viene sintetizzata nell’intestino del neonato. Un integrazione sarà quindi necessaria nei neonati prematuri ed in quelli alimentati artificialmente.
La vitamina C è sufficiente nel latte materno ma non in quello vaccino; inoltre il suo contenuto diminuisce fortemente con la sterilizzazione.
Il paragone è tuttavia relativo, perché dipende da un lato dall’alimentazione della mucca e dal tipo di trattamento subito dal latte che produce (la pastorizzazione riduce la quota vitaminica), e dall’altro dalla dieta della madre; se la nutrice non segue un’alimentazione equilibrata, ricca di frutta e verdura, produrrà un latte con contenuti vitaminici inferiori agli standard.
Questo fatto, unitamente al contenuto ridotto vitaminico degli alimenti “moderni” (impoveriti da eccessivi tempi di conservazione, tecniche colturali intensive e metodi di cottura ), spiega come mai la supplementazione vitaminica venga spesso intrapresa, sotto consiglio medico, sia durante la gravidanza (in particolare quella di acido folico) sia durante l’allattamento; in alcuni casi questo tipo di integrazione viene estesa anche al neonato (generalmente sottoforma di gocce, per la maggiore facilità di somministrazione).
Chiara Pannullo




















































